16 ottobre 2018

"La Repubblica"

Storie semiserie di milanesità

Nel nuovo libro di Caterina Bonvicini una galleria di ritratti al femminile.
Siamo ormai da tempo avvezzi agli incontri tra amiche che liberamente, in assenza temporanea di uomini, parlano dei loro desideri, amori e disastri piccoli e grandi, tipo Sex and the City, ma Caterina Bonvicini s’è inventata qualcosa di più , mettendo insieme un bel gruppo di inevitabili “nemiche”, tutte legate a un lui, che per ciascuna è rispettivamente figlio, marito, ex amante, amante, fratello e padre. Lui si chiama Vittorio, è uno scrittore con i suoi alti e bassi (da ultimo molti bassi) e loro, Tutte le donne di, come recita il titolo, sono pronte a odiarsi o perlomeno a combattere. Siamo in piena commedia brillante e, leggendo, mi è subito venuto in mente Alan Bennett, poi citato persino, verso la fine del libro.
Buona borghesia, Milano. La satira, ma è un fatto secondario, si esercita molto probabilmente su personaggi realmente esistenti, a partire dalla vecchia madre di Vittorio, Lucrezia, quasi novantenne, architetto e designer di fama internazionale. Si parla anche di un certo concerto molto mondano cui è d’obbligo essere invitati se si vuole essere “in”.
Chi sarà , per esempio, Francesca, la sorella di Vittorio, single senza scampo, dedita all’insegnamento della psicologia? «In università la prendono tutti in giro. Si misura a limoni nel culo, dicono. È un’espressione un po’ trucida, però rende bene una certa rigidità». Comunque è una certa borghesia ben riconoscibile quella che la Bonvicini prende di mira: la borghesia delle professioni solide, delle case in centro, delle ville in montagna e dell’appartamento a Parigi. Di Milano si sfotte, ma neanche troppo, la bellezza nascosta che solo i veri milanesi sanno apprezzare, il carnevale ambrosiano che dura di più, e l’efficienza nel lavoro. Anche il mondo dell’editoria con i suoi riti è preso di mira: Vittorio è uno scrittore , la sua ultima amante una “pierre”.
Le nemiche finiranno persino con il solidarizzare, visto che Vittorio è sparito e i carabinieri indagano, ma il tema non è la solidarietà acidula dell’insolito gruppo, piuttosto la mostruosità di un certo vivere, pieno di sottofondi mai abbastanza esplorati. Così ogni personaggio recita la propria parte e molti dialoghi sono veri pezzi di bravura , incursioni nei retropensieri di persone che sanno soprattutto fingere. La Bonvicini non cerca soluzioni, preferisce lasciare che l’ingranaggio giri mettendo in moto un meccanismo che non lascia scampo. Tornerà Vittorio da qualcuna delle sue donne? Senza svelare il finale, devo però dire che mi lascia perplesso, fornendo una chiave forse troppo facile per spiegare ogni cosa. La commedia, insomma, finisce in farsa.

Paolo Mauri

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